Raphaël Feuillâtre / Eduardo Eguëz
Raphaël Feuillâtre / Eduardo Eguëz
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Le chitarre aprono la strada<div> Raphaël Feuillâtre, chitarra</div><div> Eduardo Eguëz, vihuela, liuto e chitarra</div><div><br></div><div> <strong>All'ordine del giorno:</strong></div><div> Milan, Ortiz, Sanz, Albéniz, Tarrega, Piazzolla...</div><div> Pavanas, Jácaras, Canarios, Fandango, Folias, Tarantelas, Milongas e Tangos...</div><div><br></div><div> La chitarra ha attraversato i secoli, reinventandosi costantemente. A tratti intima e contemplativa, poi virtuosistica e festosa, trascende i confini tra salotti aristocratici e ambienti popolari. Storicamente, si ricollega alla tradizione di strumenti più antichi come la vihuela, originaria della penisola iberica e risalente al XVI secolo. Stretta parente del liuto, che si affermò nel resto d'Europa, la vihuela ispirò un repertorio raffinato in compositori come Alonso Mudarra e Luis de Milán. Quando la chitarra barocca acquisì gradualmente importanza alla fine del secolo, si aprì alle pratiche popolari. L'opera di Gaspar Sanz offre un ampio panorama degli stili del periodo e rivela una profonda fusione culturale, alimentata in particolare dalle influenze del Nuovo Mondo (come testimonia anche il Codex Saldivar, un manoscritto scoperto in Messico). Tuttavia, è tra il XIX e il XX secolo che la chitarra ha raggiunto una delle sue espressioni più compiute, soprattutto in Spagna, dove Albéniz, Falla, Rodrigo e Granados le hanno conferito una voce al contempo nostalgica e radiosa. Due virtuosi e poeti delle corde pizzicate si uniscono qui per celebrare lo strumento per eccellenza del mondo iberico.</div>
